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TIBET MISTERIOSO

TIBET MISTERIOSO - NovAntico Editrice

Rapporto di Ernst Schäfer sulla spedizione tedesca 1938/39

 

Pag. 244 Documentato da foto in b/n e a colori

Brossura

cm 20,5x24,5

2011 pubblicato da NovAntico

 

€ 38,00

 

Nel 1937 uscì negli Stati Uniti il film “Lost Horizon” (“Orizzonte perduto”), tratto dall’omonimo romanzo di James Hilton e diretto da Frank Capra. La pellicola ebbe un enorme successo: vi si narravano le vicissitudini dei passeggeri di un aereo i quali, dopo un forzato atterraggio tra le montagne del Tibet, venivano soccorsi dagli abitanti della mitica Sangri-la, sorta di paradiso terrestre situato in una fertile vallata dove viveva una comunità perfettamente organizzata e dotata di longevità eccezionale.
In quello stesso 1937 un giovane cacciatore e naturalista germanico, il ventisettenne Ernst Schäfer, era impegnato nei preparativi di una spedizione scientifica in Tibet col proposito di raggiungere Lhasa, dove nessun tedesco aveva mai messo piede. Per la prima volta in Germania veniva pertanto finanziata una simile impresa che, proposta al Reichsführer SS Heinrich Himmler, era stata da questi entusiasticamente approvata al punto di assumerne il patrocinio. Himmler, infatti, guardava all’Oriente e in special modo alla realtà tibetana con occhio di particolare riguardo, poiché l’assimilazione di certe teorie sull’origine dei popoli l’aveva portato a non escludere una comune radice tra quelle genti ed il ceppo germanico.
I cospicui dati raccolti dalla missione tedesca, insieme con le centinaia di uccelli impagliati e i teschi di mammiferi, gli animali vivi e le piante e i semi di ogni specie, oltre ai 108 volumi di scritture buddhiste donate dal Reggente di Lhasa, furono imbarcati a Calcutta alla volta di Atene e da lì trasportati in Germania. Il 4 agosto 1939 i componenti la spedizione raggiunsero in aereo, dalla Grecia, Monaco di Baviera. Poche settimane più tardi, il 1° settembre 1939, l’attacco alla Polonia avrebbe dato avvio alla Seconda Guerra Mondiale.

Edizione italiana a cura di Ernesto Zucconi